Tutti gli articoli di apmcox18

DI MORIRE LIBERA – La vita ardente di Michelina Di Cesare, briganta / 29-02-2020

SABATO 29 FEBBRAIO 2020

ORE 18,00

ANNULLATO

Presentazione del libro: DI MORIRE LIBERA – La vita ardente di Michelina Di Cesare, briganta di Monica Mazzitelli

Partecipano l’Autrice e il suo amico, nonché cantautore, Andrea Chimenti

“Sono quella che non voleva una vita sottomessa. Sono quella che non ha potuto crescere i suoi figli. Non abbiate pietà di me, la mia vita l’ho scelta e l’ho vissuta, e sapevo pure come sarebbe finita. Andava bene anche di morire, ma di morire libera.”
Fra i “briganti” che impegnano duramente le forze repressive della monarchia sabauda nei territori ch’erano stati del Regno delle Due Sicilie c’è anche una donna, destinata a diventare una figura epica di quell’èra. Si chiama Michelina Di Cesare. Di lei si tramandano alcune foto false realizzate in studio con una modella, ma l’unica sua vera immagine è quella, terribile, che la ritrae dopo l’uccisione, a seno scoperto e incinta.
In questo romanzo potente e scritto “con le lacrime sempre in tasca”, Monica Mazzitelli ricostruisce la storia vera d’una donna memorabile.

QUATTRO PASSI – Note sul femminismo nella fase neoliberista del capitale

VENERDI’ 14 Febbraio 2020

ORE 20,30

La Coordinamenta femminista e lesbica presenta:
QUATTRO PASSI – Note sul femminismo nella fase neoliberista del capitale [settembre 2019]

“L’asservimento delle donne è stato praticato e perpetuato estorcendo la nostra partecipazione emotiva ai dispositivi dello sfruttamento. Il corpo è la nostra fabbrica, la famiglia la nostra azienda. Il lavoro di cura e riproduttivo è un lavoro non pagato a cui siamo spinte con il ricatto affettivo. E una volta dentro, […]
dobbiamo essere disponibili ventiquattro ore su ventiquattro, dobbiamo riconoscere il nostro ruolo ed esserne appagate poiché solo così potremo essere felici, potremo dare un senso, un senso pieno, alla nostra esistenza. […]
Il neoliberismo ha esteso questi dispositivi di sfruttamento oltre la famiglia, oltre il lavoro riproduttivo. Ha femminilizzato il lavoro salariato. L’azienda neoliberista pretende da lavoratori e lavoratrici una dedizione assoluta, e spesso e volentieri gratuita, una partecipazione emotiva alle sorti della stessa, una continua reperibilità. […] L’ossessione valutativa, portato dell’ideologia meritocratica, viene naturalizzata spingendo uomini e donne a riconoscere “affettivamente” la filiera gerarchica. Accettazione supina della propria inadeguatezza e quindi dei rimproveri che ci vengono mossi, delle umiliazioni a cui siamo tutte e tutti quotidianamente costretti, della concorrenzialità con i propri simili; una disponibilità ad assumere la scala di valori vincente e quindi a stigmatizzare tutti quelli che si comportano in maniera deviante. Ma anche questo, come donne, è un meccanismo che conosciamo bene. Da sempre noi donne dobbiamo dimostrare di essere brave, di essere all’altezza. […] Ci costringono a interiorizzare il senso della nostra inadeguatezza: è un nostro difetto, atavico, proprio perché, in fondo, non siamo in grado di scegliere il “meglio” per noi.
E come hanno potuto ottenere da noi tutto questo? Attraverso la costruzione dei ruoli sessuati e non, la santificazione dell’autorità, la continua affermazione della logica del possesso, la retorica della responsabilità e del sacrificio, spingendoci ad introiettare la legalità con la minaccia dello stigma sociale, del ricatto affettivo ed economico, della repressione poliziesca. […]
E allora, proprio noi, possiamo e dobbiamo smascherare questi meccanismi.”